Attenzione: ho detto SEMPLICI, non FACILI
Giovedì scorso ho avuto il piacere di assistere a un seminario sulla Search Engine Optimization tenuto da Sean Carlos, un serio professionista del settore. Credo che Sean non me ne vorrà se riassumo qui quello che ci ha raccontato, e che peraltro corrisponde alle linee guida che cerco di seguire da anni; per chi ne voglia sapere di più, consiglio senz’altro di informarsi sui corsi SEO tenuti dalla sua società Antezeta (e, se siete in tanti, magari riusciamo a organizzarne uno in Romagna).
Come tutti sanno, un buon posizionamento sui motori di ricerca significa farsi trovare dalle persone (e in particolare da possibili clienti) proprio nel momento giusto, quello in cui hanno bisogno di noi: il che è mille volte meglio che spendere tempo e soldi per rompere le scatole a chi non è interessato.
Alcuni venditori poco seri propagandano l’idea che “arrivare primi sui motori di ricerca” sia questione di trucchi, o di “acquistare un pacchetto”. In realtà, i pilastri su cui poggia un buon posizionamento “organico” sono tutti declinazione del “lavorare bene”. Vediamoli uno per uno.
1. Studiare il comportamento dei navigatori
Capire come si comportano le persone quando cercano qualcosa online ci aiuta a fargli trovare meglio ciò che cercano. Quali parole vengono usate per cercare i nostri prodotti e servizi? Siamo sicuri che siano le stesse con cui noi li abbiamo descritti? Abbiamo parlato di ciò che offriamo in un linguaggio chiaro, o ci siamo sbrodolati addosso con la retorica della pubblicità? Come dico spesso ai miei clienti, magari sarà anche vero che le persone vogliono acquistare raffinate emozioni, ma sicuramente, poi, googlano divani in pelle.
Due strumenti preziosi per capire su quali parole chiave puntare sono Google Insights, che ci fornisce i trend di utilizzo delle keyword di ricerca, e lo Strumento per le parole chiave di Google Adwords, che ci aiuta a trovare parole chiave attinenti al nostro argomento (o al nostro sito: possiamo infatti “dargli in pasto” le nostre pagine, per farci suggerire parole chiave correlate).
Integrare le parole chiave nei testi e nei titoli è utile, ma va fatto in modo naturale, senza infarcire le pagine con sfilze di keyword forzate che danno subito l’idea del “sto cercando di convincerti con tutte le mie forze”. Se ne accorgono perfino gli algoritmi di Google, se state esagerando..
2. Buon codice HTML
Le pagine costruite usando un codice HTML corretto sono molto apprezzate dai motori di ricerca, perché il testo che contengono può essere analizzato dagli spider, e perché mettere i contenuti rilevanti all’interno di “tag rilevanti” (in particolare il <TITLE> della pagina e i titoli e sottotitoli – tag <H1>, <H2>, e così via) è un segnale di attinenza rispetto a quelle parole chiave.
Il <TITLE> della pagina (quello che leggete in cima alla finestra del browser, o che vi viene proposto come segnalibro quando salvate una pagina nei Preferiti) è anche il testo che compare, linkato, nella pagina dei risultati di ricerca di Google: impostarlo in modo sensato vuol dire aumentare la probabilità che chi lo legge clicchi sul link. Ma quante volte trovo ancora pagine intitolate “Nuovo documento no.1″…
Le descrizioni alternative delle immagini (attributo ALT del tag <IMG>) sono anch’esse lette e pesate dai motori, oltre ad essere essenziali per rendere il sito accessibile a chi lo naviga con browser non visuali.
Il metatag “description” invece viene spesso usato per le tre righe di descrizione che vengono visualizzate nei risultati, fra il titolo e il link: anche se non incide in modo diretto sul posizionamento, influenza senz’altro il comportamento dei navigatori, inducendoli a seguire o meno il link. Un URL leggibile e legato come significato all’argomento della pagina è un ulteriore punto di vantaggio.
Il vecchio dilemma “sito HTML o sito in Flash?” è un problema di facile soluzione: buttate Flash nel cestino, a meno che non vi serva per contenuti specifici quali istruzioni animate o video (ma anche in questo caso, comunque, la struttura del sito sarà tutta in HTML). Anche se in teoria è possibile costruire un sito in Flash che sia navigabile dai motori, nella pratica chi lavora in Flash non ha, nella quasi totalità dei casi, le competenze tecniche per farlo, e anche avendole il lavoro necessario è molto oneroso (leggi: vi conviene investire meglio i vostri soldi). Se proprio vi servono gli “effetti speciali”, oggi li potete ottenere usando Javascript o HTML5 – a patto, ovviamente, di affidare il lavoro a un bravo sviluppatore web, non a un grafico convertitosi alla rete.
Buon codice HTML significa anche pagine più veloci; poiché anche la velocità di caricamento influenza il ranking delle pagine su Google, vedete che scegliere un bravo sviluppatore e/o una piattaforma che generi buon codice HTML vi conviene in ogni senso.
3. Offrire contenuti rilevanti e guadagnare link verso il nostro sito
Google misura la rilevanza dei siti in base al numero di link che essi ricevono dall’esterno e alla “rilevanza” dei siti da cui provengono i link.
Per guadagnare link, soprattutto da fonti autorevoli, il sistema in assoluto migliore – anche nel tempo – è quello di produrre contenuti interessanti, e se possibile aggiornarli spesso.
I trucchi del tipo “io linko te, tu linki me” o “A linka B, B linka C, C linka A” vengono penalizzati con una valutazione inferiore del peso dei link reciproci (e la potenza di calcolo di Google è ormai in grado di individuare i circuiti di scambio link più intricati).
Se aggiornate spesso il vostro sito, aggiungendo nuovi contenuti, anche nel caso in cui qualcuno riporti integralmente un vostro testo, Google – controllandovi spesso – sarà in grado di indentificarvi come “fonte originale” e di attribuirvi una rilevanza maggiore di quella di chi vi cita; inoltre, se gli altri autori sono stati corretti e vi hanno linkato come autori del testo che riportavano, il link stesso contribuirà al vostro ranking.
È per questo che, in genere, i blog hanno un Google Rank alto: gli aggiornamenti frequenti e il fatto che chi scrive lo fa perché animato da passione e interesse fanno sì che il testo risulti ricco di parole chiave, e anche che i curatori di altri siti siano motivati a citarvi.
Creare e coltivare una ricca rete di relazioni attraverso i social network, ma anche partecipando a eventi del vostro settore e rilasciando interviste alla stampa specializzata, è un investimento che, a medio e lungo termine, rende moltissimo – e contribuisce a mettere in rete una gran quantità di materiale rilevante che salirà nelle pagine dei risultati, scacciando in basso i siti dei vostri concorrenti.
Insomma, per dirla con le parole di Valeria Maltoni, non c’è nessuna bacchetta magica se non il lavorare bene e tanto
